Tema: Ho sete
Canto iniziale: Salmo 63
Gv 19,28-30
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!».
Ascolto della Parola: Gv 19,28-30
Commento
La sete che Gesù prova sulla croce non è solo quella fisica, che pure è un bisogno fondamentale, ma anche la sete di amore e felicità, che si trova nel cuore di ogni uomo. È una sete che esprime la completa obbedienza di Gesù alle Scritture e alla volontà del Padre (cf. Sal 68,22 Mi hanno messo veleno nel cibo / e quando avevo sete mi hanno dato aceto).
L’aceto ha il sapore dell’asprezza, del vino andato a male e rappresenta la risposta inadeguata dell’uomo al desiderio del Crocefisso. Nelle Scritture la sete indica sempre un’occasione di incontro: era al pozzo, per esempio, che si svolgevano i fidanzamenti. Inoltre nelle Scritture, come in ogni tempo, la sete spinge l’uomo a mettersi in cammino.
Qui Gesù sulla croce si lascia incontrare nella sua sete: esprimendo il suo bisogno di bere, ci sollecita a correre il rischio di guardare in faccia gli altri e di prendere coscienza della loro presenza.
Tutti quelli che hanno incontrato Gesù fanno questa esperienza e sono spinti a praticare il dono di se stessi e a dare concretezza all’appartenenza alla comunità. Così, nell’ora della resa, Gesù non si vergogna di manifestare il suo bisogno dell’uomo.
Le parole di Gesù ci spingono anche a riflettere sull’amicizia, in particolare quella matura, che non consiste nella reciprocità del dono, ma nel mostrare tutta la propria debolezza, nell’abbandonare l’orgoglio e nel tendere le mani per chiedere. In questo movimento la misura è quella di Dio che chiede il dono dell’altro.
Dio si aspetta il balsamo dell’amicizia, accetta che qualcuno gli venga in soccorso e accoglie con sollievo una bevanda che non è buona: Gesù dalla croce chiede un gesto di attenzione.
L’aceto rappresenta allora il gesto debole dell’uomo che non risolve la sete di chi sta per morire: Gesù attende di essere dissetato da un’umanità, che non è piena, ma proprio accogliendo quel gesto, dà all’uomo l’occasione di un inizio di pienezza.
Canto finale: Madre di Dio